Archivio della Categoria 'Curiosità storiche'

La tradizione dell’esposizione delle lenzuola

Wednesday 2 May 2007

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Prima dei detersivi che lavano più bianco, prima delle lavatrici in ogni casa e prima delle laundry automatiche a gettoni, fare o non fare il bucato poteva voler dire molto altro.

E già, perché l’onore andava non solo dichiarato e difeso ma anche dimostrato.

E così la tradizione, rimasta viva fino a pochi anni fa in molte zone del Sud Italia,  prevedeva che dopo la prima notte di nozze le lenzuola che avevano ospitato gli sposi venissero esposte in bella vista. Sul terrazzo, alla finestra, al balcone, non importa dove, l’importante è che dimostrassero con le tracce di sangue che la sposa fosse arrivata effettivamente illibata al letto matrimoniale.

Da questa tradizione, di origine incerta ma diffusa anche in altre zone del Sud del Mediterraneo e in alcuni gruppi nomadi, derivavano quindi mormorii e dicerie sui sistemi possibili per far sì che la ‘prova’ ci fosse comunque. Anche quando la sposa illibata non era, o magari, più semplicemente e assai più di frequente, il sangue non c’era.

Se anche la fisiologia avesse dovuto giocare un brutto scherzo rifiutandosi di rispettare l’etichetta delle macchie dell’onore, il sangue infatti in qualche modo doveva finire su quelle lenzuola…

Per fortuna oggi questa tradizione si è persa. Gli incolpevoli polli e galline dei cortili che per anni si son dovuti far carico della prova ringraziano sentitamente.

Scandali cantati # 2

Thursday 12 April 2007

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Torniamo sugli scandali cantati per un post ad hoc sulla canzone che maggiormente ha segnato la storia della censura musicale in Italia: la scandalosissima e peccaminosa Je t’aime moi non plus, il celebre duetto amoroso tutto sospiri e frasi sussurrate di Serge Gainsbourg, noto musicista e provocatore francese e Jane Birkin, bellissima attrice inglese sbarcata in Francia dopo aver recitato in Blow Up di Antonioni e sua compagna.

La canzone, originariamente, doveva essere cantata da Brigitte Bardot, che però si tirò indietro all’ultimo spaventata dai rischi dello scandalo. La canzone, che oggi fa da sfondo sonoro a una mezza dozzina fra spot pubblicitari e sigle televisive, fu invece sì uno scandalo coi fiocchi, ma anche un enorme successo.

Uscita nel 1969, Je t’aime moi non plus non riuscì nemmeno ad arrivare sul tavolo della commissione. Venne direttamente bloccata dalla magistratura che diede corso a una denuncia per oscenità. Per i sospiri di Jane Birkin e Mr. Gainsbourg si intervenne addirittura sulle Hit Parade, cancellando dalla lista la canzoncina incriminata che altrimenti avrebbe mostrato di essere in testa a tutte le classifiche.

La canzone era tanto scandalosa che nessuna radio pensò mai di poterla trasmettere, tant’è che nemmeno buy generic viagra order generic cialis buy viagra order levitra buy cialis venne richiesto il visto per la sua trasmissione. Ma rimaneva il problema dei 45 giri in vendita e dei juke box che sulle spiagge di mezza Italia continuavano vorticosamente a ingerire monetine e a trasmetterla impunemente per la gioia dei bagnanti.

Si arrivò quindi alla richiesta di distruggere tutte le copie dei 45 giri sul suolo italiano col risultato di far diventare ancor più noti i sospiri della celeberrima coppia e di alimentare un mercato nero ad hoc del disco diventato ormai veramente proibito e quindi molto costoso.

Oggi sarebbe un’ottima operazione di marketing. Nel 1969 era uno scandalo e nella nostra memoria una pagina divertente degli anni che furono.

Scandali cantati # 1

Sunday 1 April 2007

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Quelli fra i lettori che amano Baglioni sappiano che la più nota hit del loro beniamino, Piccolo grande amore, non doveva recitare “la paura e la voglia di essere soli” ma bensì “la paura e la voglia di essere nudi”.

Se stuoli di adolescenti cantano da anni un ritornello sbagliato, la colpa è della ‘commissione di ascolto’ della Rai che per anni si è occupata di impedire che arrivassero alle nostre orecchie frasi troppo scandalose.

La storia delle canzoni proibite è lunga tanto quella della radio e della televisione. Nell’Italia del monopolio radio e televisivo di mamma Rai, non erano infatti poche le canzoni che venivano bloccate o più spesso sapientemente modificate per non risultare provocatorie o offensive alle orecchie dell’italica cittadinanza.

Il criterio di selezione si basava su principi semplici e generali: non si parla di politica, di patria, religione, chiesa e cariche statali se non in termini più che rispettosi. Del sesso invece, meglio non parlarne proprio. Indipendentemente dal come se ne parla.

E l’effetto era immediato: a seconda del giudizio espresso dalla commissione ai dischi veniva applicata l’etichetta di ‘non idoneo’ o nei casi più gravi un radicale ‘da non trasmettere’. No, non è una metafora, erano concretissime etichette adesive messe sui dischi.

Così vengono censurati infiniti autori, fra cui il più emblematico è probabilmente Fabrizio De Andrè, che viene censurato praticamente in toto: dal Via del Campo a Carlo Martello, da La canzone di Marinella a La guerra di Piero, da Bocca di rosa a Il gorilla.

Ma sotto la scure della commissione cadono moltissimi altri autori fra cui perfino la divina Mina, rea di aver inserito un criptico riferimento ad una relazione sessuale senza coinvolgimento amoroso nel pezzo L’importante è finire, e addirittura il castissimo Domenico Modugno, che al contrario col coinvolgimento amoroso aveva esagerato dedicando alla moglie un pezzo dal peccaminosissimo titolo di Nuda.

Ma di lì a poco, e siamo ormai negli anni Settanta, la scena cambia. Si affacciano sulla scena le radio libere e con esse l’impossibilità per la RAI di controllare in toto le trasmissioni musicali del Bel Paese.

Ed è così che in pochi anni salgono agli onori delle hit pezzi legendari come Pensiero stupendo di Patty Pravo, con l’esplicito riferimento a un rapporto sessuale a tre e qualche anno dopo Kobra della Rettore, vero e proprio inno divertito al sesso.

Siamo ormai verso gli anni Ottanta, le frequenze sono libere e le parole anche. La RAI non può più censurare tutto, vorrebbe dire tagliarsi fuori dal mercato oltre che dai tempi. La selezione si allenta e anche le frequenze della Radio pubblica e perfino di San Remo diventano più libertarie.

Ed una cometa del panorama musicale come Viola Valentino può cantare senza censura - ma anche senza voce - una canzone come Comprami “se non sai andare lontano / dove non ti porta la mano / comprami, io sono in vendita / e non mi credere irraggiungibile”. E’ il 1979 e vende 500 mila copie.

il matrimonio che non c’è: la sacra rota e i casi celebri di annullamento

Sunday 18 March 2007

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Il vestito bianco, i fiori, la chiesa.  Gli elementi cardine del matrimonio, il ‘vero’ matrimonio, come vuole la tradizione. Ma a volte c’è un problema, l’amato o l’amata è già sposato.

E non basta un divorzio, perché significherebbe rinunciare ad un secondo matrimonio canonico, sacrificare gli addobbi a fianco all’altare, la cerimonia e la tradizione. Ci vuole altro, è necessario annullare il matrimonio precendentemente contratto.

Dato che il matrimonio religioso è un impegno che non ammette ripensamenti, interviene allora l’annullamento: non si è recisso un legame, si è dichiarato nullo il legame, si tratta quindi di cosa diversa. Come se il matrimonio non fosse esistito, un incidente cancellato.

L’istituto della Sacra Rota nasce con lo scopo di dare la possibilità annullare un matrimonio a chi per sventura si dovesse essere sposato in condizioni tali da non permettere la libera scelta o la realizzazione del matrimonio stesso. Se si è sterili e quindi non in grado di rispondere al legittimo desiderio di metter su famiglia ad esempio, o nel caso di matrimonio non liberamente scelto ma imposto da terzi.

Le statistiche parlano però di un fenomeno che difficilmente si riesce a far rientrare veramente in questa casistica. Nei tribunali ecclesiastici si registra infatti una media non così marginale come si potrebbe pensare: una causa di nullità circa ogni 60 matrimoni canonici. E c’entrano spesso anche questioni banalmente economiche: l’annullamento rende decisamente più liberi da impegni gravosi come alimenti e via discorrendo.

Nell’83% dei casi la richiesta di nullità è presentata sulla base di un ‘vizio di consenso’, sostanzialmente quindi per una presunta immaturità degli sposi nel dichiararsi tali di fronte alla chiesa. Un dato che farebbe pensare ad altre epoche, quando i matrimoni venivano decisi per rafforzare casati e per equilibri diplomatici.

E invece succede oggi, e succede spesso. Succede, per esempio, con Billy CostacurtaPierferdinando Casini,  Silvio Berlusconi, Irene Pivetti e con un’infinità di personaggi noti, per non parlare delle varie star e starlette americane, vere specialiste nel settore.

Come in tutte le storie, anche in questa c’è il tormentone divertente: le richieste di nullità per impotenza sono un’assoluta minoranza. Ma quasi tutte concentrate in Italia.

Pillola e lavatrice

Thursday 1 March 2007

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Pillola, lavatrice e più recentemente tv. Sono probabilmente questi i tre ingredienti che maggiormente hanno contribuito alla liberazione sessuale delle italiane dai condizionamenti della tradizione patriarcale e oscurantista. La lavatrice ha liberato il tempo, la tv i desideri. La pillola ha liberato il corpo.

Oggetto del desiderio ancora più della lavatrice, magica amica che ha permesso a generazioni di donne di vivere l’atto sessuale senza sensi di colpa e frustrazioni. E non è un caso che più di 200 storici hanno concluso che la pillola ha avuto un impatto sull’umanità’ nel XX secolo maggiore della Teoria della relatività di Einstein, della bomba nucleare e di Internet.

L’anno della sua prima diffusione è il 1961: tra gli Stati Uniti e Cuba sta per scoppiare la guerra, le gemelle Kesslerr cantano Da da umpa, l’adulterio femminile, dice la Corte costituzionale, non è diverso da quello maschile.

Ma la pillola viene da lontano. Per l’esattezza dal fortunato incontro delle ricerche di un medico ostinato e geniale e il primo movimento delle donne: il medico si chiamava Pincus e il movimento delle donne veniva dalla campagna che negli Stati Uniti aveva visto nascere nei primi anni del 900 i consultori familiari ante litteram.

L’industria farmaceutica Searle portò la pillola in Europa nel 1961: non solo opportunità commerciali ma anche di ordine morale, e più in generale di costume, la spingevano ad attendere qualche anno prima di compiere la scalata del vecchio continente.

In Italia la pillola Anovlar fu disponibile in farmacia e dietro prescrizione medica a partire dal 1961, ma agli inizi la sua diffusione fu collegata ai problemi mestruali e non alla contraccezione, parola che ancora oggi si pronuncia a mezza voce nel bel paese.

Sulla pillola si scatenarono allarmismi di ogni ordine e grado, dalla stampa ai politici che accusarono il medicinale di bloccare la crescita demografica dell’Europa. Solo i movimenti degli anni Settanta, il femminismo, e soprattutto il lavoro certosino per la capillarità dell’informazione che i medici dell’AIED effettuarono a partire dagli anni Sessanta fecero sì che venisse abolito l’articolo del codice penale che vietava la propaganda e l’utilizzo di qualsiasi mezzo contraccettivo.

E la lavatrice? Ecco, la lavatrice ha una storia diversa, meno eclatante, più graduale e sommessa. Nasce nelle sue prime versioni sin dalla fine del 1700 e pian piano avanza. Prima oggetto raro, più curiosità tecnologica che altro, si diffonde lentamente nelle abitazioni dell’alta borghesia fino a quando boom economico e società dei consumi la portano in tutte le case insieme a fratello frigorifero e sorella televisione.

Ma se pensate che questo significhi un’importanza minore, provate a chiedere alle vostre nonne…

L’icona della mistress: Betty Page

Sunday 18 February 2007

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Il 22 aprile del 1923 nasceva a Nashville, Tennessee, Bettie seconda fglia di Roy Page e Edna Mae Pirtle. Le condizioni economiche della famiglia erano disastrose e Bettie crebbe in un ambiente difficile e violento. Chi avrebbe detto mai che quella ragazzina, fragile e indifesa, sarebbe diventata in pochi anni Betty Page, ovvero uno dei simboli sessuali più ambiti dell’epoca?

Secondo molti fu lei la prima pin up e anche senza voler esagerare certo è che Betty è sicuramente uno dei miti più longevi dell’industria del sesso se ancora oggi a lei sono dedicati migliaia di siti, fan club in tutto il mondo e recentemente anche un film.

Bettie fu lanciata da Playboy e in pochi anni diventò il simbolo di una femminilità totale, alla quale continuarono a ispirarsi per anni artisti e disegnatori. Una serie di sfortunati matrimoni e forse la bionda rivale Marylin Monroe le fecero presto perdere il primato e dagli anni Sessanta Bettie sparì ritirandosi a vita privata.

Bettie Page fu la prima modella a giocare con il bondage e con le prime foto  fetish e sadomaso pubblicate su riviste come “Play Boy”, “Whisper”, “Wink”, “Taboo”, “Bizzarre”.

Dal catfight (zuffe di ragazze che si accapigliano e atterrano a vicenda), al bondage passando per ruoli da mistress e l’uso frequente dello spanking (per i non avvezzi, “l’arte della sculacciata”). La sua attività ispirò, fra l’altro, la prima grande inchiesta governativa americana sulla pornografia nel 1955.

Messi da parte i bikini fiorati e le crinoline, è l’armamentario feticista, nero e lucidissimo, a uscire allo scoperto per la prima volta. Corsetti e corpetti, tacchi vertiginosi e maschere di pelle, fruste e frustini… Betty Page era tutto questo e lo era in pieni anni Cinquanta.

Una nota in chiusura: avete presente quelle frangette nere e corte che tanto vanno di moda oggi? Beh, la prima frangetta del genere fu proprio quella della mitica Betty.

le case chiuse e la legge merlin

Sunday 18 February 2007

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Le prostitute sono diventate oggi parte integrante del tessuto urbano, costellano le periferie, popolano strade inanimate, appaiono come fantasmi in luoghi dove non ci si aspetterebbe mai una presenza umana. Sono lì, ai margini di grandi arterie stradali o sotto a un cavalcavia, a ricordare l’incapacità della nostra società di fare i conti con il mercato del sesso a pagamento.

Ma un tempo l’iconografia della prostituta era diversa, non sulla strada ma nelle stanze di appartamenti più o meno lussuosi o al contrario più o meno stamberghe. Erano però chiuse, le persiane accostate, i vetri oscurati, per motivi di tutela del comune senso del pudore e soprattutto per la privacy di chi le frequentava. E a specificare l’obbligo della chiusura, esisteva una precisa legge sin dal 1888 che obbligava le case a tenere serrate le persiane con tanto di catene.

Erano nate in Francia così sembra, e lì si chiamavano maisons de tolérance. Cavour le portò in Italia insieme all’unificazione del paese: l’accentramento amministrativo di fine ‘800 riguardò anche le prostitute, schedate e controllate settimanalmente da un medico. In cambio lo Stato beneficiava di tasse e balzelli su un lavoro certo non granché tutelato: le otto ore lavorative erano ben lontane e più si lavorava più si guadagnava.

La struttura delle case chiuse era più o meno omogenea, sia che si trattasse di case di lusso frequentate dalla buona borghesia che si trattasse invece di quelle di categoria inferiore, affollate per lo più da soldati, contadini e gente di passaggio. All’ingresso si trovava il salone e il bar, dove ammirare e scegliere le ragazze. Ai piani superiori, di norma, le camere da letto dove consumare il proprio momento di passione. Lo standard della ‘professione’ all’epoca era da stakanovisti: dalle 30 alle 50 marchette al giorno e per non più di 15 giorni, poi la ragazza veniva cambiata come uno strofinaccio.

L’iniziazione degli uomini prevedeva un passaggio in una di queste case intorno ai 18 anni. Era una tradizione assolutamente diffusa e comune e tale è rimasta anche in tempi molto molto recenti.

Già dal 1948 in Italia fu vietata la concessione di nuove licenze, ma il provvedimento di chiusura, la notissima legge Merlin, fu approvato solamente nel 1958, a dieci anni dalla sua presentazione e dopo aver superato diverse resistenze. La legge Merlin fu approvata a scrutinio segreto con 385 si e 115 no il 29 gennaio del 1958. A favore della chiusura si schierarono tutti i partiti di sinistra e la democrazie cristiana. Contrari al provvedimento invece si dichiararono i monarchici, l’MSI e qualche indipendente. Fra i personaggi famosi contrari alla legge, il più noto è sicuramente Indro Montanelli che al mondo delle case chiuse dediò un appassionato pamphlet “Addio Wanda”.

Oggi il dibattito sulla prostituzione continua ad infiammarsi con ciclica regolarità, diviso fra le polemiche per i rischi di una prostituzione costretta nella strada e le richieste di modifiche e diritti portate avanti dalle associazioni delle prostitute.

Approfondimenti:

storia delle case chiuse

bibliografia su prostituzione e case chiuse

il testo della legge Merlin

Il gioco Puttanopoly ideato dalle associazioni delle prostitute

Lo scandalo dei Diotallevi: foto pornografiche dal secolo scorso

Monday 12 February 2007

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Se la fotografia, come sembra, è stata inventata nel 1839  il suo uso pornografico si è venuto realizzando negli anni immediatamente successivi.

I primi pornografi italiani a salire agli onori della cronaca furono i Diotallevi, famiglia romana le cui vicende sono raccontate dallo storico della fotografia Gilardi nel suo bel libro “Storia della fotografia pornografica.”

Tutto cominciò con  “Ai quattro pontefici”, studio fotografico romano sito in quel di via del Farinone e gestito da Martino Diotallevi e da sua moglie, Costanza Vaccari Diotallevi.

Lo studio, attivo dal 1850 al 1862, era noto soprattutto per  di immagini oscene ispirate alla Bibbia e fotomontaggi altrettanto osceni che dileggiavano papi, reali e uomini politici (fra i malcapitati citiamo Mazzini e Garibaldi).

I Diotallevi furono al centro di uno scandalo molto particolare: nel Febbraio 1862 vennero stampate e distribuite molteplici copie di un fotomontaggio che ritraeva il volto della regina Maria Sofia di Baviera, moglie di Francesco II di Borbone e sorella dell’imperatrice Sissi, sopra al corpo di una prostituta ripresa in pose oltremodo lascive.

L’operazione diffamatoria, ispirata direttamente dallo stato Piemontese e indirizzata a discreditare i regnanti delle Due Sicilie, prendeva spunto dalle particolarità più note della regina Maria Sofia (donna giovane ed energica, indipendente e appassionata di fotografia) ed era stata studiata nei minimi dettagli, tanto che copie delle suddette foto vennero inviate a tutti i regnanti europei.

Per l’affaire delle foto pornografiche della regina vennero arrestati i Diotallevi ed in particolar modo Costanza Vaccari Diotallevi, accusata di esserne l’autrice materiale. Il processo, che si snodò fra mille vicende e ‘rivelazioni’, fece comunque emergere una realtà ben più complessa in cui gli elementi della lotta politica si andavano ad intrecciare all’opera provocatoria e canzonesca di vari fotografi.

Il Codice Rocco

Sunday 11 February 2007

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Anche in questo blog, come spesso accade quando si scrive di società e legislazione,  abbiamo citato il Codice Rocco. Ma cos’è il Codice Rocco e come nasce?

Il codice, che deve il suo nome dal giurista Alfredo Rocco, entrò in vigore in pieno regime fascista ed è tuttora vigente, naturalmente dopo aver subito molteplici riforme e modifiche. Le riforme intervenute sino ad oggi, parziali, ma incisive, ne hanno mitigato le componenti più spiccatamente autoritarie; un’opera di potatura e di innesto che ne ha garantito la sopravvivenza, ma che non ha potuto certo rendere le specificità di questo codice meno stridenti rispetto all’attuale ordinamento costituzionale e agli odierni orientamenti di politica criminale.
Per quanto riguarda la storia del costume e della parità fra i sessi per anni si è discusso dell’opportunità di mantenere i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume (Titolo IX del Libro II), dove erano contenute le norme più soggette a dibattito e discussioni.

Vediamo per esempio l’art. 587 (in vigore dal 1930 e abrogato con la legge n.442 del 5.8.1981) che riguardava il già citato caso del ‘delitto d’onore’: “chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

Si noti che la legge, parlando di scoperta della “illegittima relazione carnale” non esigeva la scoperta in flagranza dei due “amanti illegittimi”, come gli articoli del precedente codice Zanardelli, ma bastava la “scoperta” della relazione e quindi anche la notizia nell’ampio significato latino della parola.

In queste ipotesi però il Codice Rocco non fa che accogliere, talvolta esasperandoli, atteggiamenti culturali presenti nella società italiana dell’epoca. E’ invece nei delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe che il discorso si fa più marcatamente ideologico, finendo col fare della gestazione un affare di Stato. Come sottolineato nella Relazione al Re dallo stesso Rocco:

“(…) non si vuole negare che accanto all’offesa all’interesse demografico dello Stato e della Nazione, altri interessi vengono offesi dalle pratiche così dette abortive….Ma è certo che ad ogni altra deve considerarsi prevalente l’offesa all’interesse della Nazione di assicurare la continuità della stirpe.”

E per ribadire il concetto, nel 1942 si approva il nuovo codice civile fascista, codice che definisce la famiglia “unità sociale e politica”, di pari passo quindi a quel ‘molti, sani e forti’ con il quale il regime incentivava la natalità dell’italico popolo.

Il delitto d’onore

Saturday 27 January 2007

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Vi ricordate di Divorzio all’italiana? Il bel film di Pietro Germi che nel 1961 raccontava le ben poco edificanti avventure di Fefè (Marcello Mastroianni) che innamorato di una giovanissima Stefania Sandrelli, induceva la moglie a tradirlo per poi ucciderla. Già allora il regista si scagliava contro una norma assurda del nostro diritto penale che attenuava la pena di delitti compiuti per vendicare l’onore tradito.

Eppure tanti sono stati i delitti d’onore nella nostra storia anche recente, come racconta il giornalista Attilio bolzoni:
«Come lo scultore Filippo Ciffariello, che aveva sposato la bellissima diciottenne Maria de Brown e la sorprese con l´amante alla pensione «Mascotte» di Posillipo. Sparò un solo colpo. Ebbe clemenza dalla corte, fu assolto per avere vendicato lo sfregio. Era il 1905. O come Luigi Millefiorini, che fece fuori la moglie Giovanna a Roma, in via Appia. La donna aveva una relazione con un certo Leone. In primo grado Leone giurò di non avere mai sfiorato con un dito Giovanna e Luigi fu condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, in appello l´uomo confessò di essere l´amante e la condanna per Luigi scese a 7 mesi. Fu scarcerato con il solito battimani. Era il 1954. O come il maresciallo di polizia Alfonso La Gala, che colpì la moglie Anna con un tubo di ferro nella loro casa di Aversa. Lei aveva confessato di amare un altro. La condanna fu di 2 anni di reclusione e la non menzione sul certificato penale. Era il 1978».

L´articolo del codice era sempre quello, il numero 587 ereditato direttamente dal Codice Rocco che recitava: «Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell´atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d´ira determinato dall´offesa recata all´onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da 3 a 7 anni». E non a caso, gemella e speculare al ‘delitto d’onore’ era la norma sul ‘matrimonio riparatore’ che prevedeva che il reato di violenza carnale venisse estinto se lo stupratore acconsentiva a sposare regolarmente la vittima, salvando così l’onore della famiglia.

Qualcuno cercò di abolirlo già nel 1968. Il primo fu il ministro della Giustizia Oronzo Reale, poi Giuliano Vassalli. Ma le loro proposte si arenarono in Parlamento, tutto sommato sull’abolizione dell’articolo non era poi così scontato trovare consensi unanimi.

Significativamente fu solo dopo il referendum sul divorzio prima e quello sull’aborto poi che le disposizioni sul delitto d’onore furono infine abrogate, con la legge n. 442 del 5 agosto del 1981. Ma fino a pochi mesi prima la legge è stata osservata al punto che l’ultimo delitto d’onore discusso in tribunale risale al marzo dello stesso anno…

Approfondimenti:

la storia del delitto d’onore nell’articolo di Attilio Bolzoni