
Quelli fra i lettori che amano Baglioni sappiano che la più nota hit del loro beniamino, Piccolo grande amore, non doveva recitare “la paura e la voglia di essere soli” ma bensì “la paura e la voglia di essere nudi”.
Se stuoli di adolescenti cantano da anni un ritornello sbagliato, la colpa è della ‘commissione di ascolto’ della Rai che per anni si è occupata di impedire che arrivassero alle nostre orecchie frasi troppo scandalose.
La storia delle canzoni proibite è lunga tanto quella della radio e della televisione. Nell’Italia del monopolio radio e televisivo di mamma Rai, non erano infatti poche le canzoni che venivano bloccate o più spesso sapientemente modificate per non risultare provocatorie o offensive alle orecchie dell’italica cittadinanza.
Il criterio di selezione si basava su principi semplici e generali: non si parla di politica, di patria, religione, chiesa e cariche statali se non in termini più che rispettosi. Del sesso invece, meglio non parlarne proprio. Indipendentemente dal come se ne parla.
E l’effetto era immediato: a seconda del giudizio espresso dalla commissione ai dischi veniva applicata l’etichetta di ‘non idoneo’ o nei casi più gravi un radicale ‘da non trasmettere’. No, non è una metafora, erano concretissime etichette adesive messe sui dischi.
Così vengono censurati infiniti autori, fra cui il più emblematico è probabilmente Fabrizio De Andrè, che viene censurato praticamente in toto: dal Via del Campo a Carlo Martello, da La canzone di Marinella a La guerra di Piero, da Bocca di rosa a Il gorilla.
Ma sotto la scure della commissione cadono moltissimi altri autori fra cui perfino la divina Mina, rea di aver inserito un criptico riferimento ad una relazione sessuale senza coinvolgimento amoroso nel pezzo L’importante è finire, e addirittura il castissimo Domenico Modugno, che al contrario col coinvolgimento amoroso aveva esagerato dedicando alla moglie un pezzo dal peccaminosissimo titolo di Nuda.
Ma di lì a poco, e siamo ormai negli anni Settanta, la scena cambia. Si affacciano sulla scena le radio libere e con esse l’impossibilità per la RAI di controllare in toto le trasmissioni musicali del Bel Paese.
Ed è così che in pochi anni salgono agli onori delle hit pezzi legendari come Pensiero stupendo di Patty Pravo, con l’esplicito riferimento a un rapporto sessuale a tre e qualche anno dopo Kobra della Rettore, vero e proprio inno divertito al sesso.
Siamo ormai verso gli anni Ottanta, le frequenze sono libere e le parole anche. La RAI non può più censurare tutto, vorrebbe dire tagliarsi fuori dal mercato oltre che dai tempi. La selezione si allenta e anche le frequenze della Radio pubblica e perfino di San Remo diventano più libertarie.
Ed una cometa del panorama musicale come Viola Valentino può cantare senza censura - ma anche senza voce - una canzone come Comprami “se non sai andare lontano / dove non ti porta la mano / comprami, io sono in vendita / e non mi credere irraggiungibile”. E’ il 1979 e vende 500 mila copie.