Archivio della Categoria 'Cronaca'

il matrimonio che non c’è: la sacra rota e i casi celebri di annullamento

Sunday 18 March 2007

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Il vestito bianco, i fiori, la chiesa.  Gli elementi cardine del matrimonio, il ‘vero’ matrimonio, come vuole la tradizione. Ma a volte c’è un problema, l’amato o l’amata è già sposato.

E non basta un divorzio, perché significherebbe rinunciare ad un secondo matrimonio canonico, sacrificare gli addobbi a fianco all’altare, la cerimonia e la tradizione. Ci vuole altro, è necessario annullare il matrimonio precendentemente contratto.

Dato che il matrimonio religioso è un impegno che non ammette ripensamenti, interviene allora l’annullamento: non si è recisso un legame, si è dichiarato nullo il legame, si tratta quindi di cosa diversa. Come se il matrimonio non fosse esistito, un incidente cancellato.

L’istituto della Sacra Rota nasce con lo scopo di dare la possibilità annullare un matrimonio a chi per sventura si dovesse essere sposato in condizioni tali da non permettere la libera scelta o la realizzazione del matrimonio stesso. Se si è sterili e quindi non in grado di rispondere al legittimo desiderio di metter su famiglia ad esempio, o nel caso di matrimonio non liberamente scelto ma imposto da terzi.

Le statistiche parlano però di un fenomeno che difficilmente si riesce a far rientrare veramente in questa casistica. Nei tribunali ecclesiastici si registra infatti una media non così marginale come si potrebbe pensare: una causa di nullità circa ogni 60 matrimoni canonici. E c’entrano spesso anche questioni banalmente economiche: l’annullamento rende decisamente più liberi da impegni gravosi come alimenti e via discorrendo.

Nell’83% dei casi la richiesta di nullità è presentata sulla base di un ‘vizio di consenso’, sostanzialmente quindi per una presunta immaturità degli sposi nel dichiararsi tali di fronte alla chiesa. Un dato che farebbe pensare ad altre epoche, quando i matrimoni venivano decisi per rafforzare casati e per equilibri diplomatici.

E invece succede oggi, e succede spesso. Succede, per esempio, con Billy CostacurtaPierferdinando Casini,  Silvio Berlusconi, Irene Pivetti e con un’infinità di personaggi noti, per non parlare delle varie star e starlette americane, vere specialiste nel settore.

Come in tutte le storie, anche in questa c’è il tormentone divertente: le richieste di nullità per impotenza sono un’assoluta minoranza. Ma quasi tutte concentrate in Italia.

Il processo per stupro

Friday 9 March 2007

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Nel 1978 un’Italia ancora profondamente reazionaria e machista deve fare i conti con la sua componente progressista e femminista, figlia della rivoluzione sessuale ancora in atto, in un processo a porte aperte e sotto l’occhio delle telecamere e dell’opinione pubblica, un “processo per stupro”. È la prima volta che la televisione entra in un tribunale, sollevando così il velo del silenzio, della vergogna, dei pregiudizi che ha da sempre celato, in qualche modo giustificandola, l’affermazione di un principio di dominio dell’uomo attraverso il sesso.
Al banco degli imputati “quattro bravi ragazzi sposati e con prole”, accusati pubblicamente di aver violentato una ragazza romana in una villa nei pressi di Latina, l’anno precedente.
Lei, la vittima, si chiama Fiorella e di cognome fa “Tutte le donne”.
Si, perchè in quell’aula di tribunale non si chiede giustizia solo per Fiorella ma per tutte le donne che sono state violentate e che hanno patito in tribunale un prolungamento in forme mutate della violenza già subita.
Nel 1978 in Italia lo stupro era ancora reato contro la morale, e non contro la persona; la linea processuale consisteva nel far apparire la donna come complice consenziente, preda conquistata e felice, se non femmina adescatrice e quindi, pregiudizialmente, una prostituta.
Ma Tina Lagostena Bassi, avvocato di Fiorella, vuole innanzitutto un rovesciamento dei valori, un cambiamento radicale: non la vittima sul banco degli imputati, la sua vita, le sue abitudini, la sua storia sessuale; non più novelle Artemisia torturate e umiliate da una giustizia che tutela i suoi figli ma non le sue figlie.
Attraverso la difesa di una donna, Tina Lagostena Bassi vuole combattere un modo di pensare e di parlare che dentro e fuori dai tribunali contrabbanda la violenza come fenomeno naturale, comune, normale. La sessualità maschile violenta, la sua supremazia, è un fatto di cultura, non di natura, e come tale va scardinato.
La condanna agli imputati sarà lieve, poco più di un anno, scarceramento immediato grazie alla libertà provvisoria e una multa di 2 milioni di lire, la stessa cifra che le due donne avevano rifiutato come risarcimento prima del processo, in nome della giustizia. Alla lettura della sentenza le madri mogli sorelle degli imputati saltano di gioia per l’esiguità della pena. Ma una condanna c’è stata, la violenza è stata commessa e pubblicamente riconosciuta.

lo scandalo Profumo

Tuesday 20 February 2007

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Chi si ricorda del caso Profumo?

Nel 1963 si scoprì che il ministro della difesa britannico, John Profumo, uno dei più importanti membri del Gabinetto conservatore di Harold Macmillan, era implicato in un giro per niente chiaro di prostituzione e squillo di lusso. Fin qui niente di strano verrebbe da dire.

Ma i motivi dello scandalo non furono soltanto di natura morale. La sua amante a pagamento, Christine Keeler (la graziosa signorina ritratta nella foto) infatti intratteneva lo stesso tipo di rapporti con il diplomatico russo Eugene Ivanov. Non si trattava evidentemente di un dettaglio di poco conto in piena guerra fredda, ma l’elemento che maggiormente destò sospetto fu l’iniziale strategia di Profumo di fronte alle prime interrogazioni sull’argomento: negare, negare, negare, come da prassi consolidata da generazioni e generazioni di uomini.

Dopo poco più di due mesi Profumo fu però costretto ad ammettere la sua relazione, e conseguentemente a riconoscere di avere mentito niente meno alla Camera dei Comuni, ovvero il parlamento britannico, ovvero allo Stato.

Profumo fu costretto a dimettersi e con lui cadde il governo.

Lo scandalo Profumo - oggi anche un film - fu uno dei più importanti scandali a sfondo sessuale del dopoguerra e della vicenda si continuò a parlare per anni, tanto che la Keeler - vera antesignana in questo settore - decise di vendere in esclusiva racconti e retroscena della vicenda al miglior offerente fra i tabloid scandalistici inglesi.

Il caso Profumo si può considerare l’antecedente diretto del caso Clinton, se non fosse per il particolare certo non insignificante della par condicio concessa dalla Keeler al politico inglese e al diplomatico russo in un contesto e in un momento storico in cui dominava la guerra fredda.

In amore e in guerra non tutto è lecito.

Lo scandalo dell’omosessualità: il caso di Aldo Braibanti

Sunday 11 February 2007

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Il 1967, anno di passioni, ultimo tassello di quei favolosi anni Sessanta destinati a schiantarsi in velocità con il Sessantotto e la contestazione, operaia e studentesca.

L’Italia non balla solo il twist, e mentre si prepara alla rivoluzione, un altro caso di cronaca scuote l’opinione pubblica (che diciamoci la verità sta lì apposta per farsi “scuotere”): Aldo Braibanti, artista e intellettuale, viene accusato di plagio, e unico nella storia d’Italia, condannato per tale reato, per aver intrattenuto una relazione omosessuale con due giovani uomini.

E’ il padre di uno dei due ad accusarlo e portarlo in tribunale.

Il procedimento penale nasce da una denuncia presentata nel 1964 da Ippolito Sanfratello, il padre di Giovanni. Il 1° novembre 1964 l’uomo, assieme al figlio maggiore e altri due uomini, irrompono nella pensione dove Giovanni abita con Braibanti, lo caricano con la forza in auto e lo portano a Modena in una clinica privata per malattie nervose.

In seguito il ragazzo viene trasferito al manicomio di Verona, dove gli infliggono una serie di elettroshock. A 25 anni, dopo quindici mesi di internamento, Giovanni viene dimesso con una serie di clausole che andavano dal domicilio obbligatorio in casa dei genitori al divieto di leggere libri che non avessero almeno cent’anni!

Al processo il “plagiato” spiega tranquillamente di “non essere stato soggiogato da Braibanti”, mentre Piercarlo Toscani fornisce una versione del tutta diversa: “con forte potere suggestivo, appoggiato alla sua cultura di grado assai più elevato del mio, ha tentato di introdursi nella mia mente con le sue idee politiche… prese gradatamente a staccarmi da ogni svago, cominciò ad impedirmi le letture a me usuali dicendo che non servivano”.

Il dr. Antonino Lojacomo durante la requisitoria del ‘68 afferma: “parlare di Braibanti è parlare di degenerazione, di ossessione, di miseria morale, di giovinezze macchiate e sciupate. Due ragazzi sono stati ridotti in totale stato di soggezione da un uomo che ha voluto plasmare le loro menti quasi distruggendole per sete di possesso e dominio, prima ancora che per perversione sessuale. Gli ha addirittura sottratti alla famiglia, agli amici, agli studi, li ha isolati e assorbiti con pazienza… Braibanti ha invaso il mondo intimo dei due ragazzi, immettendo in essi ciò che voleva venisse immesso. Chiedo una pena esemplare, affinché nessun professoruncolo domani possa venire a togliere la libertà a un innocente…”.»

Braibanti viene accusato e condannato a 8 anni che poi diventano quattro in quanto ex partigiano. Il suo caso rappresenta l’attacco più eclatante e diretto all’omosessualità in quanto tale: dopo Braibanti nessuno verrà più condannato per plagio.

Approfondimenti:

Intervista ad Aldo Braibanti

Articolo su Braibanti della LUO 

Intervista al ricercatore Gabriele Ferluga 

Franca Rame o lo “stupro politico”

Friday 2 February 2007

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“Io non posso fare nemmeno un movimento. E’ perché sono come congelata. E perché ora quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena. S’è messo più comodo. Mi tiene tra le sue gambe, dal di ditero, come si faceva anni fa quando si toglievano le tonsille ai bambini.”

Franca Rame, attrice, comica, intellettuale, donna, viene sequestrata e stuprata la notte del 9 marzo 1973 da un branco di uomini, legati ad ambienti di destra e al traffico d’armi.

Durante lo stupro viene insultata e seviziata. I responsabili erano giovani legati alla destra neofascista dell’epoca: Angelo Angeli, Biagio Pitarresi, “un certo Muller” e “un certo Patrizio”.
Solo dopo la conclusione del processo del 1998 si saprà che lo stupro era stato ‘ispirato’ da alcuni alti ufficiali della divisione di Carabinieri Pastrengo.

Essendo passati 25 anni dai fatti, il reato era caduto in prescrizione e quindi i responsabili non erano perseguibili. Scalfaro, allora presidente della Repubblica, presentò pubbliche scuse alla Rame, violentata da una parte dello Stato.
Il suo è un caso di stupro politico, oltre alla donna si colpisce l’impegno, il suo essere fuori dagli schemi, il lavoro, la creatività e l’attivismo portate avanti con il marito, Dario Fo. Si colpisce la donna, l’indipendenza, l’autonomia, il femminismo ai suoi albori, e la volontà delle donne di camminare di notte senza avere paura.
Cosa altro dire….

Approfondimenti:

Il sito di Franca Rame

L’archivio di Franca Rame e Dario Fo

Intervista alla Rame sulle donne stuprate oggi a Milano

La fuitina e il disonore: il caso di Franca Viola

Wednesday 31 January 2007

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Fra le notizie degne di menzione, in quel volgere di anno 1965, la storia di Franca Viola sembra oggi sepolta da una miriade di fatti “più importanti”: proprio negli stessi giorni infatti l’Italia viene messa in allerta da una intervista al democristiano La Pira che dalle pagine del Borghese tuona contro l’amico Fanfani: “Attenti sarà il nuovo De Gaulle!”

Fra velleità golpiste, o solo dirigiste, e il boom di vendite dei televisori (il 49% degli italiani ne possiede uno) sembra strano pensare che una vicenda personale, piccola piccola, accaduta oltretutto laggiù, in Sicilia terra di emigrazione e malavita (basti pensare alla torinese La Stampa che tuona: “Attenti i criminali sono tutti figli di immigrati”) ed accaduta a una giovane di 18 anni possa essere ricordata per anni e diventare anzi l’alba di un nuovo atteggiamento delle donne verso leggi retrive e assurde.

Ammesso per legge il matrimonio riparatore (art.544), considerata la violenza sessuale un oltraggio alla morale e non alla persona, è chiaro che Franca Viola, 18 anni, residente a Alcamo, non possa desiderare altro che sposarsi dopo essere stata rapita e tenuta nascosta per otto giorni da un guappo del paese, tale Filippo Melodia.

Il giovane infatti, respinto dalla ragazza, ha una bella pensata: la rapisco, la violento e poi la sposo ( magari mi faccio aiutare da 12 amici caso mai dovesse ribellarsi). E anche se lei dovesse opporsi, il padre acconsentirà, ne va dell’onore di una famiglia.

Ma le cose non vanno proprio così, e forse una “questione privata”, per dirla con il titolo di un libro di Fenoglio uscito proprio quell’anno, diventa una questione pubblica che più pubblica non si può.

Il padre finge di acconsentire alle nozze e concorda, con i Carabinieri di Alcamo, una trappola: quando il Melodia scende in paese attorniato dai suoi ‘bravi’ e con la donna al seguito, scatta la trappola: ad attenderli c’è il padre con i Carabinieri. Filippo Melodia viene condannato a 11 anni di carcere ridotti poi a 10.

Nel 1968 Franca Viola sposerà, adesso si per scelta, il giovane Giuseppe Ruisi. Melodia invece, uscito dal carcere nel 1976, finirà assai male: il 13 aprile del 1978 si ‘scontra’ con una lupara e muore.

Nel 1970 anche il cinema onorò Franca Viola e il regista Damiano Damiani girò con Ornella Muti il film La sposa più bella.

Approfondimenti:

Intervista a Franca Viola

Biografia scaricabile

Libro sul caso Viola

Tesi di laurea su Franca e il costume negli anni Sessanta

sesso e politica

Wednesday 31 January 2007

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I rapporti fra sesso e politica sono sempre agli onori delle cronache. Basti pensare che per ultimo anche il presidente israeliano Katsav è stato accusato di molestie sessuali. Di solito comunque (visto che in fondo la vita sessuale degli individui dovrebbe essere un fatto privato) il sesso viene utilizzato come un clava contro l’avversario in momento particolarmente infelici della battaglia politica.

Questo è successo con il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la stagista Monica Lewinski: la tresca con la giovane donna obbligò il presidente a ritirarsi per un bel po’ dalla vita politica, era in tempi assai recenti, correva l’anno 1995.

In Italia il caso più celebre in questo senso è la morte di Wilma Montesi, torbida vicenda ancora non spiegata nei suoi particolari dopo cinquanta anni. Già, perché del caso Montesi se ne è molto parlato e si continua parlarne. La Montesi sarebbe morta, forse per overdose di droga, forse per un semplice malore, durante un’orgia, in una villa del marchese Ugo Montagna.

Alla ‘festicciola’ in questione avrebbe preso parte il musicista Piero Piccioni, figlio di un importante notabile democristiano, il già ministro degli Esteri Attilio Piccioni, destinato ad ereditare da Alcide De Gasperi la leadership della Democrazia Cristiana, il più importante partito di governo. La morte della Montesi diventa quindi il grimaldello per scalzare all’interno della DC gli avversari e farsi largo verso la direzione del partito.

Il caso coinvolge anche il questore di Roma, Saverio Polito, accusato di insabbiare le prove. Il caso Montesi – sul quale la stampa italiana, divisa per appartenenza politica, seppe dare il peggio di sé - si trascinerà per oltre quattro anni. Fino al 27 maggio 1957, quando il Tribunale di Venezia manderà assolti con formula piena Piccioni, Montagna, Polito e altri nove imputati minori, rinviati a giudizio nel giugno 1955. Ancora oggi la morte di Wilma Montesi resta un mistero.

Per approfondimenti sul caso Montesi vi consigliamo “Il caso Montesi” di Francesco Grigneti.

Il delitto d’onore

Saturday 27 January 2007

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Vi ricordate di Divorzio all’italiana? Il bel film di Pietro Germi che nel 1961 raccontava le ben poco edificanti avventure di Fefè (Marcello Mastroianni) che innamorato di una giovanissima Stefania Sandrelli, induceva la moglie a tradirlo per poi ucciderla. Già allora il regista si scagliava contro una norma assurda del nostro diritto penale che attenuava la pena di delitti compiuti per vendicare l’onore tradito.

Eppure tanti sono stati i delitti d’onore nella nostra storia anche recente, come racconta il giornalista Attilio bolzoni:
«Come lo scultore Filippo Ciffariello, che aveva sposato la bellissima diciottenne Maria de Brown e la sorprese con l´amante alla pensione «Mascotte» di Posillipo. Sparò un solo colpo. Ebbe clemenza dalla corte, fu assolto per avere vendicato lo sfregio. Era il 1905. O come Luigi Millefiorini, che fece fuori la moglie Giovanna a Roma, in via Appia. La donna aveva una relazione con un certo Leone. In primo grado Leone giurò di non avere mai sfiorato con un dito Giovanna e Luigi fu condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, in appello l´uomo confessò di essere l´amante e la condanna per Luigi scese a 7 mesi. Fu scarcerato con il solito battimani. Era il 1954. O come il maresciallo di polizia Alfonso La Gala, che colpì la moglie Anna con un tubo di ferro nella loro casa di Aversa. Lei aveva confessato di amare un altro. La condanna fu di 2 anni di reclusione e la non menzione sul certificato penale. Era il 1978».

L´articolo del codice era sempre quello, il numero 587 ereditato direttamente dal Codice Rocco che recitava: «Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell´atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d´ira determinato dall´offesa recata all´onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da 3 a 7 anni». E non a caso, gemella e speculare al ‘delitto d’onore’ era la norma sul ‘matrimonio riparatore’ che prevedeva che il reato di violenza carnale venisse estinto se lo stupratore acconsentiva a sposare regolarmente la vittima, salvando così l’onore della famiglia.

Qualcuno cercò di abolirlo già nel 1968. Il primo fu il ministro della Giustizia Oronzo Reale, poi Giuliano Vassalli. Ma le loro proposte si arenarono in Parlamento, tutto sommato sull’abolizione dell’articolo non era poi così scontato trovare consensi unanimi.

Significativamente fu solo dopo il referendum sul divorzio prima e quello sull’aborto poi che le disposizioni sul delitto d’onore furono infine abrogate, con la legge n. 442 del 5 agosto del 1981. Ma fino a pochi mesi prima la legge è stata osservata al punto che l’ultimo delitto d’onore discusso in tribunale risale al marzo dello stesso anno…

Approfondimenti:

la storia del delitto d’onore nell’articolo di Attilio Bolzoni

L’Italia si scopre

Tuesday 23 January 2007

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Pare che le prime gambe viste in televisione siano quelle delle gemelle Kessler nella trasmissione Studio Uno, condotta da Mina, e andata in onda nell’autunno del 1961. Da allora di strada ne è stata fatta e di indumenti ne sono caduti tanti.

Se infatti il primo passo è stato quello di accorciare le gonne in Tv, di lì a pochi anni le minigonne spopolano: tutte le donne le indossano e più che un pezzo di vestiario diventano un simbolo.
Nel 1967 la rivista Men pubblica il primo servizio fotografico di donne a seno nudo. Malgrado ciò fa scalpore la Raffella Carrà che nel 1970, al varietà Canzonissima, balla il Tuca Tuca con l’ombelico scoperto.

Ma se da un lato le donne si spogliano, dall’altro vestono i nuovi abiti della contestazione e indossano eskimo e calze lunghe. Per una stagione breve il corpo esposto non è solo strategia di marketing ma rivoluzione culturale e sessuale: la nudità è rivolta politica, il recupero di una innocente naturalezza, non a favore ma contro la pornografia.

Gli anni ‘70 segnano comunque il trionfo del nudo. I fumetti iniziano ad ospitare strisce con corpi nudi e espliciti riferimenti sessuali e nel 1976 Guido Crepax disegna Histoire d’O. E si moltiplicano bikini, tanga, topless, fino alla comparsa, sul finire dei Settanta, delle prime colonie nudiste e spiagge separate.

A seguire, forse per merito del ritrovamento dei Bronzi di Riace in tutta la loro spettacolare nudità, gli anni ‘80 si aprono all’insegna dello scoprirsi. Fra riflusso politico e nascita delle tv private proliferano spettacoli nei quali gli abiti (delle donne si intende) sono sempre più castigati. E di questo passo si arriva a tempi più recenti con la trasmissione Drive in: Carmen Russo e Lory Del Santo spopolano con i loro bikini succinti e i seni abbondanti. Siamo nel 1983.

Vale comunque la massima del nudi sì ma di bell’aspetto: se infatti in Tv ci si scopre sempre di più, nella vita reale fioccano divieti e multe: la giunta della città di Venezia vieta di girare a petto nudo mentre Capri e la sua giunta invece proibiscono di passeggiare in costume da bagno.

E le proporzioni con gli anni cambiano completamente. Dalle veline al grande fratello, oggi non vi sono limiti alla nudità e la cultura dei calendari impazza anche fra le casalinghe di Voghera. Con delle piccole sacche di resistenza, come nel caso dello stabilimento balneare di Trieste, ‘Bagno marino alla lanterna’, dove ancora nel 2007, unico caso in Europa, uomini e donne sono separati da un muro. Con soddisfazione e assoluto consenso degli abitanti.

il risveglio della dolce vita

Sunday 21 January 2007

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Nel 1960 il regista Federico Fellini dirige il film ‘La dolce vita’, titolo destinato a lasciare il segno non solo nella storia del cinema ma anche nella società italiana se da allora proprio questa espressione sta a significare un modo soft, gaudente, e spensierato di affrontare la vita.

In realtà il film chiude un’epoca, quella del cinema neorealista e ne apre un’altra, la commedia d’evasione, segno di una esplicita volontà di lasciarsi alle spalle il passato triste e di miseria che il paese ha vissuto con la fine della guerra, per tuffarsi nell’edonismo della società dei consumi.

La dolce vita dunque diventa un inno all’eccesso, alla vita sregolata, senza preoccupazioni: il bagno nella fontana di Trevi della protagonista del film (Anita Ekberg) ne è il simbolo più evidente. Ma l’intento di Fellini è polemico, e sicuramente problematico, la dolce vita infatti lascia anche relitti umani e sociali come malinconicamente segnala la fine della pellicola. La Chiesa insorge contro il film, propaga il vizio e offende la città eterna.

Già perché questo è anche l’anno delle Olimpiadi di Roma e dell’inaugurazione del nuovo aeroporto, Leonardo da Vinci, e (forse con un aeroplano) arriva in Italia il cha cha cha: le gambe si mostrano, le gonne si accorciano e si apre la strada alle gemelle Kessler che l’anno successivo, in una castigatissima RAI, ancora sotto l’influsso del codice Guala, canteranno Da-da-umpa, che farà perdere il sonno ai padri di famiglia. Con il twist Peppino di Capri spopolerà di lì a poco e la dolce vita diventerà locali, e spiagge, e discoteche.

Neanche la morte per suicidio di Marilyn Monroe porterà tristezza nelle notti romane, ma ‘Il sorpasso’, film di Dino Risi uscito nello stesso anno il 1962, calerà un velo di malinconia su quei giovani che di lì a poco capiranno che la vita non è solo dolce ma anche agra.