Il referndum sul divorzio

divorzio

Sono governi incerti quelli che si alternano nel paese all’inizio degli anni Settanta. Incerti sugli equilibri e sulla tenuta, incerti sulla società che rappresentano e incerti - infine - di fronte a un’opposizione che avanza anche grazie a questioni meramente legate ai costumi degli italiani. Fra queste la più importante, periodizzante potremmo dire, è sicuramente la legge Fortuna Baslini sull’introduzione del divorzio.

La ‘questione’ del divorzio travalica rapidamente i suoi confini diventando specchio di due Italie del tutto trasversali. Più che laica e cattolica, meglio dire una conservatrice e una riformista, visto che se fra i cattolici alcuni non si esprimono o appoggiano la legge, fra i laici molti tentennano.

I Vescovi invocano il referendum sulla legge introdotta nel 1970, certi di un paese che non è più quello che conoscono. Rumor a capo del governo si dimette, al suo posto va Aldo Moro che con parole sue ribadisce il libera chiesa in libero stato.

Ma nel 1972, in un contesto nazionale abbastanza problematico, la società sta cambiando, la forza delle donne italiane cresce notevolmente, il confronto si anima. Gli appelli di molti a partecipare ai dibattiti in corso vengono adeguatamente accolti (”la democrazia ha bisogno di noi”) e sul tema del referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio emerge chiaramente che opinione pubblica e politica non sono allineate, né fra di loro, né al loro interno.

Il 1974 si rivela l’anno decisivo. Il governo in crisi provoca qualche perplessità sulla sorte del referendum mentre la Chiesa interviene in difesa dell’unità della famiglia. Contemporaneamente anche il mondo sindacale cattolico partecipa al dibattito, schierandosi a favore della legge, nella consapevolezza che ben altro (disoccupazione, carenza dei servizi, inadeguatezza di salari e strutture) minacciava la famiglia italiana.

In questo contesto si arriva al referendum, il 12 e 13 maggio 1974, che porta ad un risultato schiacciante per il mantenimento della legge sul divorzio: 59,26% dei votanti per il no; 40,74% per il si. L’abrogazione della legge sul divorzio è respinta. L’italia è cambiata.

Approfondimenti

citazioni sul divorzio

7 Commenti a “Il referndum sul divorzio”

  1. paolo scrive:

    nel 1974 non ero nato, ma sono figlio di divorziati… per fortuna! :)

  2. Storia Proibita » Blog Archive » Il dibattito costituzionale: la famiglia e la morale scrive:

    […] Quando si arriva a discutere se la indissolubilità del matrimonio sia o no da introdurre nella norma costituzionale, le costituenti si dividono e mentre le cattoliche sono per aggiungere al matrimonio l’aggettivo “indissolubile”, le laiche si contrappongono fortemente a questa aggiunta al testo costituzionale. L’aggettivo non viene apposto ma il matrimonio di fatto resterà indissolubile fino alla emanazione della legge sul divorzio nel 1970 (legge Baslini Fortuna). […]

  3. gianni scrive:

    se da una parte si oggi si parla di pacs e della possibilità per coppie non sposate di avere gli stessi diritti di quelle sposate, dall’altra parte ci si dimentica delle norme “punitive” per chi decide di separarsi.

  4. Jennie scrive:

    LE LEGGI IN ITALIA NON SONO GUISTE PER QUELLI CHE NON HANNO AVUTO UN BUON MATRIMONIO…. QUANDO UNA COPPIA SI VUOLE DIVORZIARE E PERCHE LE COSE NON SONO ANDATE BENE… QUINDI HANNO TUTTI IL DIRITTI DI FARE UNA VITA NUOVA SENZA RESTRINGERSI A UNA LEGGI CHE DICE CHE UNO DOVRA ASPETTARE 3 ANNI PER IL DIVORZIO….QUELLI CHE NON HANNO FIGLI NON VA BENE, MA PENSO IO CHE QUELLI CHE HANNO I FIGLI DEVONNO ASPETTARE QUEI TRE ANNI….. QUESTO E GIUSTO!!!! MA PER QUELLI CHE NON HANNO FIGLI HANNO IL DIRITTO A UN DIVORZIO AL VAPORE!!!!!!!! SONO STRANIERA E MI SONO SPOSATA CON UN ITALIANO, MIO MATRIMONIO NON E STATA MAI CONSUMATA E OGGI CI TROVIAMO LEGALMENTE SEPARATI…. IN MIO CASO PENSO CHE ITALIA E SUOI LEGGI NON HANNO IL DIRITTO DI RESTRINGERMI A SUOI LEGGI CHE MI FANNO SENTIRE IN OSTAGGIO…….. COME ESSERE UMANO HO IL DIRITTO DI ESSERE LIBERA SENZA ESSERE IMPRIGIONATA A SUOI LEGGI INGIUSTE!

  5. Leon scrive:

    La legge sul divorzio in Italia va modificata! L’Italia è l’unico paese in Europa a restare indietro rispetto al resto d’Europa,mi chiedo cosa ci stia a fare nella comunità europea, quando deve farsi dettare le leggi dal vaticano… È una vera vergogna per l’Italia non riuscire a fare una legge sul divorzio, quello veloce, 1 anno o 6 mesi, come in tanti stati dell’unione…Mi chiedo a cosa serve aspettare 3 anni, quando uno dei 2 o entrambi già convivono…Si riconcilieranno dopo 3 anni? Ma cosa si sognano i legislatori e sopratutto la chiesa? Il tradimento è già un motivo di divorzio e nessuno può interferire nella decisione presa di divorziare, la chiesa va contro l’insegnamento di Cristo, perché Cristo stesso disse che si poteva divorziare per adulterio, e questo da subito, a che serve aspettare quando non si ha la minima intenzione di perdonare? Ognuno ha il diritto di vivere la propria vita, e nessuno deve imporre leggi stupide, come quella sulla separazione, si deve fare direttamente il divorzio, quando non ci sono le basi per una riconciliazione…Ma temo x l’Italia,che si facciano solo leggi a favore dei politici e degli imprenditori…E farsi belli col papa…Se la chiesa ci terrebbe davvero per la famiglia, sarebbe la prima a voler modificare la legge sul divorzio…

  6. piero scrive:

    la questione del divorzio è una questione scottante e non va sottovalutata. Io condivido le norme che vincolano anche duramente chi vuole divorziare, perchè è un passo importante e va fatto nei tempi dovuti. Alla fine la possibilità di separarsi invece è ampiamente tutelata in senso permissivo, a mio avviso. Questa dualità permette che questo passaggio da coppia a divorziati avvenga gradualmente, salvaguardando in questo modo anche gli eventuali figli.

  7. gonzalo scrive:

    SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON ALTRI SCRIVENTI SU LE LEGGI SUL DIVORZIO IN ITALIA, PERCHE’ NON ANDIAMO AL VATICANO O POR LO MENO IN PIAZZA PER DICHIARARE
    ED ESPRIMERE , QUANTO PIU IMPORTANTE ,IL DIRITTO PIù GRANDE DEL UOMO: LA LIBERTA’

Scrivi un commento