Il delitto d’onore

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Vi ricordate di Divorzio all’italiana? Il bel film di Pietro Germi che nel 1961 raccontava le ben poco edificanti avventure di Fefè (Marcello Mastroianni) che innamorato di una giovanissima Stefania Sandrelli, induceva la moglie a tradirlo per poi ucciderla. Già allora il regista si scagliava contro una norma assurda del nostro diritto penale che attenuava la pena di delitti compiuti per vendicare l’onore tradito.

Eppure tanti sono stati i delitti d’onore nella nostra storia anche recente, come racconta il giornalista Attilio bolzoni:
«Come lo scultore Filippo Ciffariello, che aveva sposato la bellissima diciottenne Maria de Brown e la sorprese con l´amante alla pensione «Mascotte» di Posillipo. Sparò un solo colpo. Ebbe clemenza dalla corte, fu assolto per avere vendicato lo sfregio. Era il 1905. O come Luigi Millefiorini, che fece fuori la moglie Giovanna a Roma, in via Appia. La donna aveva una relazione con un certo Leone. In primo grado Leone giurò di non avere mai sfiorato con un dito Giovanna e Luigi fu condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, in appello l´uomo confessò di essere l´amante e la condanna per Luigi scese a 7 mesi. Fu scarcerato con il solito battimani. Era il 1954. O come il maresciallo di polizia Alfonso La Gala, che colpì la moglie Anna con un tubo di ferro nella loro casa di Aversa. Lei aveva confessato di amare un altro. La condanna fu di 2 anni di reclusione e la non menzione sul certificato penale. Era il 1978».

L´articolo del codice era sempre quello, il numero 587 ereditato direttamente dal Codice Rocco che recitava: «Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell´atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d´ira determinato dall´offesa recata all´onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da 3 a 7 anni». E non a caso, gemella e speculare al ‘delitto d’onore’ era la norma sul ‘matrimonio riparatore’ che prevedeva che il reato di violenza carnale venisse estinto se lo stupratore acconsentiva a sposare regolarmente la vittima, salvando così l’onore della famiglia.

Qualcuno cercò di abolirlo già nel 1968. Il primo fu il ministro della Giustizia Oronzo Reale, poi Giuliano Vassalli. Ma le loro proposte si arenarono in Parlamento, tutto sommato sull’abolizione dell’articolo non era poi così scontato trovare consensi unanimi.

Significativamente fu solo dopo il referendum sul divorzio prima e quello sull’aborto poi che le disposizioni sul delitto d’onore furono infine abrogate, con la legge n. 442 del 5 agosto del 1981. Ma fino a pochi mesi prima la legge è stata osservata al punto che l’ultimo delitto d’onore discusso in tribunale risale al marzo dello stesso anno…

Approfondimenti:

la storia del delitto d’onore nell’articolo di Attilio Bolzoni

2 Commenti a “Il delitto d’onore”

  1. gianni scrive:

    bè..mi pare che ancora oggi nel mondo circa il 70% delle violenze contro le donne sono compiuti da padri o mariti..è una percentuale imbarazzante per noi uomini

  2. amedeo scrive:

    La vicenda del delitto d’onore in Italia dovrebbe farci riflettere su quale sia stata (ed inparte sia tuttora) la condizione della donna nel nostro paese (visto che la legge parlava esplicitamente di adulterio commesso da donne della famiglia, e non da maschi), soprattutto adesso che si sprecano gli stereotipi sul modo in cui i musulmani (così, in generale, senza nessun tipo di analisi specifica di un mondo religioso esteso senza soluzione di continuità dal Marocco alle Filippine e dal NOrd al Sud Africa) trattano le loro donne. Troppo spesso non vediamo la trave nel nostro occhio e ci dimentichiamo di cosa fosse l’Italia contadina di pochi anni fa, e del ruolo di conservazione della presunta moralità pubblica giocato dalla chiesa cattolica.

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