le case chiuse e la legge merlin

Le prostitute sono diventate oggi parte integrante del tessuto urbano, costellano le periferie, popolano strade inanimate, appaiono come fantasmi in luoghi dove non ci si aspetterebbe mai una presenza umana. Sono lì, ai margini di grandi arterie stradali o sotto a un cavalcavia, a ricordare l’incapacità della nostra società di fare i conti con il mercato del sesso a pagamento.
Ma un tempo l’iconografia della prostituta era diversa, non sulla strada ma nelle stanze di appartamenti più o meno lussuosi o al contrario più o meno stamberghe. Erano però chiuse, le persiane accostate, i vetri oscurati, per motivi di tutela del comune senso del pudore e soprattutto per la privacy di chi le frequentava. E a specificare l’obbligo della chiusura, esisteva una precisa legge sin dal 1888 che obbligava le case a tenere serrate le persiane con tanto di catene.
Erano nate in Francia così sembra, e lì si chiamavano maisons de tolérance. Cavour le portò in Italia insieme all’unificazione del paese: l’accentramento amministrativo di fine ‘800 riguardò anche le prostitute, schedate e controllate settimanalmente da un medico. In cambio lo Stato beneficiava di tasse e balzelli su un lavoro certo non granché tutelato: le otto ore lavorative erano ben lontane e più si lavorava più si guadagnava.
La struttura delle case chiuse era più o meno omogenea, sia che si trattasse di case di lusso frequentate dalla buona borghesia che si trattasse invece di quelle di categoria inferiore, affollate per lo più da soldati, contadini e gente di passaggio. All’ingresso si trovava il salone e il bar, dove ammirare e scegliere le ragazze. Ai piani superiori, di norma, le camere da letto dove consumare il proprio momento di passione. Lo standard della ‘professione’ all’epoca era da stakanovisti: dalle 30 alle 50 marchette al giorno e per non più di 15 giorni, poi la ragazza veniva cambiata come uno strofinaccio.
L’iniziazione degli uomini prevedeva un passaggio in una di queste case intorno ai 18 anni. Era una tradizione assolutamente diffusa e comune e tale è rimasta anche in tempi molto molto recenti.
Già dal 1948 in Italia fu vietata la concessione di nuove licenze, ma il provvedimento di chiusura, la notissima legge Merlin, fu approvato solamente nel 1958, a dieci anni dalla sua presentazione e dopo aver superato diverse resistenze. La legge Merlin fu approvata a scrutinio segreto con 385 si e 115 no il 29 gennaio del 1958. A favore della chiusura si schierarono tutti i partiti di sinistra e la democrazie cristiana. Contrari al provvedimento invece si dichiararono i monarchici, l’MSI e qualche indipendente. Fra i personaggi famosi contrari alla legge, il più noto è sicuramente Indro Montanelli che al mondo delle case chiuse dediò un appassionato pamphlet “Addio Wanda”.
Oggi il dibattito sulla prostituzione continua ad infiammarsi con ciclica regolarità, diviso fra le polemiche per i rischi di una prostituzione costretta nella strada e le richieste di modifiche e diritti portate avanti dalle associazioni delle prostitute.
Approfondimenti:
bibliografia su prostituzione e case chiuse
Il gioco Puttanopoly ideato dalle associazioni delle prostitute






24 March 2007 alle 09:46
ho sentito ieri una trasmissione che parlava delle case chiuse e mi ha fatto molto sorridere un intervistato che diceva “non vi sembra strana la coincidenza tra la chiusura delle case chiuse e di li a poco, l’introduzione del divorzio? se non mettevano il divorzio, c’era l’omicidio. l’uomo ha dimostrato in questi secoli che la fedeltà coniugale non esiste, e le donne in questo ultimo secolo hanno finito di dimostrarlo”. Mi sembra un giudizio, per quanto grossolano, con un discreto fondo di verità. complimenti per il blog!
30 March 2007 alle 10:21
mi piacerebbe sapere quante erano le prostitute al tempo della chiusura delle case chiuse.
La caritas dice che oggi in italia ci sono circa 26.000 prostitute straniere, cui vanno sommate quelle italiane..sarei proprio curioso di sapere se e quanto è cresciuto nel tempo questo dato..
27 April 2007 alle 15:17
non credo che la legalizzazione del mercato della prostituzione così come successo per esempio recentemente in germania si possa vedere come una conquista da parte delle donne..
però dico questo da uomo e mi piacerebbe sentire cosa ne pensa una donna..
9 May 2007 alle 13:24
io credo che sulla prostituzione non ci debba essere guadagno se non da parte della prostituta. Se la prostituta decide di prostituirsi, secondo me va bene…anzi, legalizzerei e regolarizzerei…
invece la prospettiva che qualcuno, anche non con la forza, guadagni sul suo lavoro, mi disturba alquanto.